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Indirizza la tua volontà verso la tua meta, il vero obiettivo di vita, facendo leva sulle tue forze inconsce grazie alla pratica di Yoga Nidra sia in presenza che on line, grazie al Sankalpa.

Dalla Tesi di Vito Perillo YOGA NIDRA

Il Sankalpa

“Il sankalpa può essere il creatore del vostro destino” 23

“La determinazione (Sankalpa), in verità, è superiore alla mente” 24

“La ragione (chitta), in verità, è superiore alla determinazione” 25

La pratica di Swami Satyananda consente di arrivare volontariamente e
naturalmente a un controllo efficace di una condizione di sospensione tra “questo e quello”,
in cui la mente risulta libera e potente e che consente alla mente non cosciente di inviare e
ricevere messaggi e di ristrutturare e riformare dall’interno l’intera personalità, con risultati
affidabili e permanenti. Tra l’altro, molti scienziati e artisti riferiscono di aver avuto le
migliori ispirazioni mentre scivolavano nel sonno o poco prima del risveglio, o comunque
in uno stato di profondo rilassamento. Molti di noi hanno avuto, nelle stesse condizioni,
simili esperienze d’intuizione, percependo all’improvviso idee nuove e geniali o avendo
chiara la soluzione di un problema.
Nella sessione di pratica si arriva ad un rilassamento profondo, durante il quale si
raggiunge uno stato in cui le capacità di cognizione e volizione risultano più profonde, dove
l’importante è lasciarsi condurre dalla voce guida. Anche se il praticante perde qualche
indicazione, questa agisce ugualmente nella mente subconscia. Il subconscio ha, infatti, una
natura docile ed obbediente. Qualunque comando gli venga inviato, in stato di totale
rilassamento, verrà accolto comunque, perché la nostra mente si presenta come un “terreno
soffice”, pronta ad accogliere le ingiunzioni della volontà, senza opporre resistenza, senza
sforzo. È qui che va piantato il “seme del cambiamento”: il sankalpa, atto ad indirizzare le
proprie risorse interiori verso una meta ben precisa. D’altra parte, se si cerca di conseguire
un obiettivo o di fissare delle conoscenze quando la mente è desta e ben connessa alla realtà
sensoriale, si trova un “terreno duro”, poco ricettivo. Malgrado la nostra volontà,
incontreremo una forte resistenza al cambiamento, che molto spesso ci indurrà a desistere
dai nostri intenti. È noto infatti quanto sia difficile modificare cattive abitudini, quali
mangiare e bere in eccesso, fumare o non lasciarsi travolgere dalle emozioni, da scatti d’ira
e così via. Analogamente, nell’apprendimento delle conoscenze, è possibile riscontrare la
medesima resistenza: chiunque abbia studiato una lingua straniera sa quanto sia difficile
ricordare i termini appresi e quanto sia invece facile dimenticarli in assenza di una pratica
costante.
Il Sankalpa, proposito o risoluzione, costituisce uno stadio fondamentale dello
Yoga Nidra. La risoluzione è la determinazione a raggiungere la propria meta. Viene
formulata mentalmente quando ci si trova in uno stato di rilassamento profondo, ossia
quando la mente è ricettiva, altrimenti il seme non è ben piantato e, rimanendo in
superficie, rischia di perdersi. Il proposito è un seme che viene piantato nel subconscio e
che fiorirà nelle azioni, le quali, a loro volta, porteranno al compimento dell’intenzione,
fino a poter dare un orientamento nuovo alla propria esistenza, profondo e duraturo. Questo
è il grande segreto conosciuto dai grandi maestri fin dalla notte dei tempi.
Nella prima parte della pratica, dopo aver raggiunto lo stato di rilassamento e di
pratyahara, il proposito viene ripetuto per tre volte, mentalmente, utilizzando sempre le
stesse parole. Le medesime parole sono ripetute di nuovo più volte prima del termine della
sessione. Ciò permette di piantare bene il seme del cambiamento, fin dall’inizio della
pratica, per poi riprenderlo, alla fine, radicandolo ancora di più. Perché si realizzi davvero
deve essere formulato con sentimento, con enfasi, con grande forza di volontà.
Il sankalpa prende la forma di una frase breve che racchiude verbalmente la meta
che desideriamo raggiungere. È espresso con parole semplici, chiare e positive coniugando
i verbi al presente, come se la meta fosse già realizzata. Se, ad esempio, dovessimo
formulare un sankalpa di guarigione da una grave malattia potremmo dire “il mio corpo è
forte e sano”, anziché “guarirò dal cancro”. Il proposito, dunque, come si potrebbe
erroneamente immaginare, non ha nulla a che vedere con una lista dei desideri, piuttosto è
legato alla forza di volontà. La risoluzione dovrebbe essere formulata in modo tale da
abbracciare un aspetto ampio della nostra esistenza e mai mirato a desideri a breve termine.
Non è consigliabile usare il sankalpa per eliminare una cattiva abitudine, come bere o
fumare. Sarebbe troppo riduttivo. Si può utilizzare per scopi terapeutici, per alleviare le
ferite mentali, affettive, fisiche e per rinnovare se stessi. Ma soprattutto dovrebbe costituire
il seme per l’autorealizzazione. Se il sankalpa è di tipo spirituale, un esempio di buona
formulazione potrebbe essere: “Realizzo il mio vero Sé”.
Il sankalpa è davvero molto potente, perché il grado di ricettività che si raggiunge
con Yoga Nidra è altissimo. Satyananda dice: “Qualsiasi cosa può fallire nella vita, ma non
il sankalpa formulato in Yoga Nidra”

Per questo, ho riflettuto molto sull’opportunità di
proporre la risoluzione ai miei allievi se non sono propensi verso un cammino spirituale.
Secondo me, il rischio è, infatti, quello di potenziare troppo il proprio ego nel formulare
propositi materiali o non essere formulato correttamente. In genere, preferisco proporre
Yoga Nidra senza il sankalpa che, invece, verrà successivamente, quando il praticante sarà
pronto per formularlo e riconoscerlo come autentico e coerente con tutta la filosofia che è
alla base di un cammino spirituale e della propria natura. È, infatti, difficile individuare
correttamente la propria risoluzione che andrebbe presa con cura e non cambiata. Se non
sappiamo scegliere, è meglio aspettare che si presenti spontaneamente dalla profondità del
nostro essere proprio durante una sessione di Yoga Nidra.
Il sankalpa è uno strumento che ci porta proprio dove noi decidiamo di andare, per
cui è tanto potente quanto, a mio avviso, “pericoloso” se formulato verso una direzione
poco etica o non “sana”. In questo caso, o se formulato male, se ne subiscono gli effetti. È
come avere il genio della lampada. Si formula un desiderio, il genio lo realizza e ci si
accorge, solo dopo che il desiderio si è realizzato che può aver creato implicazioni negative
al di fuori di quello che si è in grado di immaginare. Si potrebbe non aver valutato il
rovescio della medaglia, oppure essere andati contro il proprio swabhava, la nostra natura:
se l’indole è riservata, ad esempio, è errato cercare di diventare persone altamente
comunicative ed estroverse. Lo swabhava non si può e non si deve tentare di modificare,
ma va accettato e valorizzato come le qualità connaturate.
Non su dovrebbe, quindi, formulare il sankalpa se non indirizzato verso una
realizzazione spirituale, ma solo per enfatizzare le proprie qualità innate, alla ricerca del
nostro sé autentico.
D’altro canto, c’è da considerare che con il nostro continuo pensare formuliamo
involontariamente dei sankalpa quando stiamo per addormentarci, ad esempio. Forse, è
meglio formulare un sankalpa volontario e positivo rivolto a soddisfare bisogni non mistici
che tanti involontari soprattutto se nascono da riflessioni pessimiste e negative.

23 Swami Satyananda Saraswati, Yoga Nidra, p. 20
24 A cura di Della Casa Carlo, Upanisad vediche, Chandogya Upanishad, 4,1 p. 255
25 Come sopra, 5,1, p. 256

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