Quando non serve parlare, ma un tocco consapevole

| Posted by | Categories: I Consigli di Vito

Ci sono momenti in cui spiegare non serve.
Non perché manchino le parole,
ma perché il corpo ha già capito prima della mente.

Quando sei sotto stress da tanto tempo, succede questo:
il sistema resta in allerta,
il respiro non scende,
la testa continua a fare il suo lavoro anche quando vorresti fermarti.

E allora parlare, capire, analizzare…
non basta più.

In quei momenti serve qualcosa di diverso.
Qualcosa che non chiede sforzo.
Qualcosa che non passa dalla volontà.

Il contatto consapevole funziona così.

Non perché “cura”.
Non perché “fa qualcosa”.
Ma perché permette al corpo di smettere di difendersi.

Quando qualcuno è presente, davvero presente,
il sistema nervoso lo sente.
Non deve fidarsi: risponde.

Il tocco diventa un segnale di sicurezza.
Il respiro rallenta.
Le tensioni, piano piano, mollano la presa.

Non è suggestione.
È regolazione.

Per questo alcune persone restano sorprese:
non succede nulla di eclatante,
ma qualcosa si sistema dentro, senza che tu debba fare niente.

Gennaio è un periodo delicato per questo tipo di lavoro.
Perché il corpo è ancora carico,
ma finalmente c’è spazio per ascoltarlo.

Nei prossimi giorni parlerò anche di questo approccio.
Non come soluzione universale,
ma come una delle strade possibili quando serve rallentare davvero.

Se leggendo hai sentito un piccolo “sì” nel corpo,
non serve capirlo adesso.
Basta registrarlo.

(Continua)

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