Yoga Nidra

Scopri cos'è Yoga Nidra

Scopri cos’è Yoga Nidra

Cos’è Yoga Nidra?

Yoga Nidra è una pratica meditativa che trae la propria origine nel nyasa, che si praticava “posizionando” mantra specifici su diverse parti del corpo per portarvi una consapevolezza elevata. Assunta, infatti, la posizione meditativa si nominava la parte del corpo che era visualizzata o toccata recitando il mantra per farne esperienza. Anche nella Aruneyi Upanishad si consiglia a tutti i sannyasin di praticare nyasa portando l’attenzione su diverse parti del corpo mentre si recita su di esse il mantra AUM. Di questa pratica si parla ugualmente nella Yoga Chudamani Upanishad in cui si spiega che le parti del corpo possono essere sia esterne, Bahir, quindi fisicamente toccate, oppure possono essere interne, Antar, dove i mantra e la consapevolezza sono posti. In queste scritture è riferito che il rituale del nyasa, in cui si consacra il corpo fisico, è talmente potente da portarci non solo il prana, maanche la Coscienza divina, e inoltre s’induce facilmente il pratyahara che porta in modo spontaneo a Dharana e, secondo Swami Satyananda, al samadhi.

Con Yoga Nidra Swami Satyananda ha pensato di rendere più fruibile la pratica del nyasa anche per coloro che non hanno familiarità con i mantra specifici recitati in lingua sanscrita, o che hanno difficoltà a rimanere senza sforzo nella posizione meditativa. Satyananda con Yoga Nidra, mantenendo la pratica della rotazione della consapevolezza del nyasa, pone l’accento sulla possibilità di esplorare stati più profondi di coscienza oltrepassando le resistenze razionali presenti nello stato di veglia. Poiché si verifica naturalmente, durante il processo di Yoga Nidra, il contatto con il subconscio e l’inconscio, considerate le forze più potenti nella psiche umana, esse divengono governabili.

Il subconscio, nello specifico, può essere paragonato ad un discepolo diligente, capace di eseguire le disposizioni impartite, e ad un terreno fertile, dove poter “piantare” in profondità il seme del cambiamento, sankalpa, in modo tale da poter modificare e direzionare l’esistenza facendovi riferimento come ad un faro che indica la direzione da percorrere nella vita. Tante persone, infatti, sono come navi in balia delle onde che tentano di trovare un modo per rimanere a galla senza mai approdare in nessun porto. Con il sankalpa, al contrario, si ha un punto di riferimento per far sì che le intenzioni non rimangano fine a se stesse.

Dal subconscio, attraverso le pratiche di visualizzazioni, vi è la possibilità di far emergere i samskara. Prendendone coscienza si riescono a tagliare le radici delle forze che ci condizionano mentre, al contrario, se si agisce nello stato di veglia, non si fa altro che sfrondare i rami e le foglie dell’albero della “sofferenza” che con molta probabilità ritorna a ramificare e a far nascere nuove gemme.

Nella pratica di Yoga Nidra si ha la possibilità, ad esempio, di richiamare esperienze molto minacciose mentre si continua a mantenere una condizione di profondo rilassamento. Questa condizione attiva il sistema parasimpatico mentre la risposta derivante dalla situazione di allarme attiva il sistema simpatico che, di norma, non è conciliabile contemporaneamente con il primo. Oltre a poter richiamare situazioni minacciose, si possono rievocare sensazioni contrastanti, come caldo/freddo, tristezza/gioia. Tale alternanza, pur non avendo un effetto immediato e meccanico, porta ad armonizzare le aree cerebrali di sinistra e di destra. Si crea così una nuova esperienza che supera le radicate reazioni unilaterali di una sensazione o piacevole o sgradevole, che normalmente converge verso l’attaccamento e l’avversione. Così si oltrepassa, come nella pratica sull’esperienza minacciosa, la dualità.

Nell’inconscio dello stato di sonno senza sogni, il prana e la coscienza tornano verso la propria origine, Shiva. Nella filosofia Samkhya e nel Vedanta, il sonno è equiparato al samadhi. Sia nel samadhi sia nel sonno, l’ego è tacitato e non c’è consapevolezza del tempo, dello spazio e dell’oggetto. C’è però una sostanziale differenza. Nel samadhi l’ego è sradicato, mentre nel sonno è semplicemente ritirato. Dopo il samadhi, l’ego non riemerge, dopo il sonno sì. Nel samadhi c’è una totale coscienza. Nel sonno ordinario ci troviamo in uno stato di beatitudine, ma non ne siamo coscienti.

Il quesito al quale Yoga Nidra cerca di dare una risposta è: se il sonno è come il samadhi come possiamo divenirne coscienti?

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